ALCUNI PRINCIPALI EDIFICI STORICI DELL’ALBERGHERIA

 

  Chiesa S. Francesco Saverio

 Convento del Carmine Maggiore

 Monastero Suore Clarisse di Santa Chiara

 Palazzo di Matteo Sclafani

 Palazzo Conte Federico

 Chiesa e Torre Civica S.Nicolò

 Palazzo Conte Federico

 Palazzo Raffadali- Speciale

 

 LA CHIESA DI S. FRANCESCO SAVERIO                                                     

Casa gesuitica costruita dal 1636 al 1 680.

Casa di educazione della bassa gente (1778).

Ospedale Militare (1800).

Ospedale Civico (1852).

Demolito per la costruzione di un pensionato universitario (1861).

 È il capolavoro dell'architetto Angelo Italia, gesuita. Costruita lentamente tra Il 1685 e Il 1710, il monumento è ispirato agli edifici borrominiani di Roma tanto nella concezione generale della pianta e dell'alzato, quanto in diversi particolari architettonici.

 

L'esterno                                                                                      

E' dominato da un'ampia cupola cui sottostanno, in rigorosa simmetria, altre quattro cupolette minori. La facciata si sviluppa longitudinalmente, uniforme al primo ordine ma animata al secondo dai vivaci campanili (di cui uno solo ipotetico) e dal corpo centrale di moderata altezza. Il portale settecentesco è tutto movimento e spezzature.

 

Presenta nella sua pianta uno studio attento e rigoroso del complesso equilibrio spaziale: sul semplice impianto di una croce greca absidata, si annicchiano, ai quattro angoli, altrettante cappelle che inscrivono ciascuna un esagono regolare. Al vertici di ogni esagono sei robuste colonne accolgono lo slancio della spaziosa cupola la quale domina con la luce lo spazio sottostante e lo rischiara in tutta la convessità dei cornicioni e della trabeazione. L'artista anima con movimenti geometrici l'interno che si presenta in una fase transitoria di rinascimento e di barocco, pur nel tentativo di rimuovere l'ispirazione borrominiana (o guariniana).

 (cfr.  Palermo, Bellafiore, Bonanno).

  

(*)  CONVENTO CARMINE MAGGIORE

  

L'impianto conventuale "Carmine Maggiore "si presume risalga al secolo XIII ad opera di Frati Carmelitani provenienti dal monte Carmelo in Palestina. È pervenuto allo stato attuale, con successivi interventi di cui l'ultimo nel 1938. Nella chiesa a pianta basilicale sono evidenti diversi stilemi: gotico - romano - rinascimentale - barocco.

Di notevole pregio artistico - monumentale sono:

la cupola - l'abside - l'altare maggiore - le cappelle (marmi mischi, colonne tortili, stucchi del Serpotta, affreschi di Pietro Novelli ). Il chiostro d'impianto cinquecentesco si sviluppa per tre lati.

La Provincia Italiana dei Carmelitani, posta sotto la protezione del profeta Elia di S.Alberto di Sicilia e di S. Andrea Corsini è nata nel 1989 dall’unione di quattro province operanti in Italia.

La Provincia Siciliana facente parte della suddetta Provincia Italiana è la prima dell'Ordine in Occidente eretta nel XIII secolo.

Il complesso monumentale conventuale è stato soppresso nel 1866 pertanto la proprietà è passata al F.E.C.

La Rettoria è stata affidata al Priore della Comunità Carmelitana Del Carmine Maggiore rev.do padre Carmelo Scellato.

 

MONASTERO S. CHIARA

 

Da quanto riferisce il Mongitore nel suo manoscritto dedicato alla storia dei monasteri di Palermo,apprendiamo che il fondatore del Convento e Chiesa di S. Chiara ,fu il nobile Matteo di Scalfani,che diventa conte di Adornò (odierna Adrano)nel 1303.il titolo comitale voluto dagli Aragonesi era carico di prestigio e sottolineava il dinamismodi un capofamiglia un “uomo di pugno” capo di una impresa di potere Prova del carattere del conte Matteo è la sfida lanciata al cognato Manfredi Chiaramente;gli promise che avrebbe costruito in anno un palazzo  più grande e sontuoso del suo ,promessa che si concretò nel 1330 nella erezione della monumentale dimora della famiglia ,che vantava,come i Chiaramente ,discendenza dai nobili guerrieri venuti in Sicilia al seguito dei Normanni. La riuscita bravata di Matteo ,ci restituisce certamente una preziosa testimonianza dell’architettura civile trecentesca ma anche la dimostrazione della sua potenza.Secondo lo storico Il Peri nel suo libro ,la ricchezza ed il potere del conte Scalfani derivarono,dalle rendite concesse ,nel 1308,dal nobile Matteo da Termini ,che dopo la sua morte ,lo destinò suo erede universale.E’ importante sottolinearlo ,perché lì dove oggi è situato il complesso di S.Chiara ,preesisteva il palazzo di Matteo da Termini,compreso tra le attuali vie di G.M. Puglia (ex S.Chiara) e Piazza S.Chiara ,edificato forse nel XIII secolo. Ciò viene confermato anche dalla tabella marmorea,riferita dal Mongitore,che nel suo manoscritto riporta l’iscrizione ,oggi perduta,della lapide di fondazione”Tabella Marmorea” sopra la porta del Monastero di S.Chiara ,che si ha letto con più correzione….. 

 “Era l’anno quarto dopo il mille trecento trenta regnando Ludovico Re di Sibilai ed altri anni quattro volte dece quando fu rinnovata. Il conte Matteo Scalafani edificò questa chiesa a nome di S.Chiara con sue larghe spese. In questo luogo Matteo da Termini ,esercitò le proprie leggi di Mastro Giustiziere del Regno,egli era aspro e rigido ,nobile soldato,zio del detto Conteo Matteo di Scalafani.

Perciò più sia questo luogo denominato del detto Matteo di Termini ,ma anche da questo Matteo Sclafani ,che ha edificato la chiesa di S.Chaira

 L'architettura della nuova Chiesa

L' impianto attuale non è quello originale (che, probabilmente,arrivava all'altezza della balaustra dove si trovava il muro punico - romano), ma di epoca barocca, come si evince anche dalla presenza dello scalone d'ingresso.

La fisionomia trecentesca venne mutata nel 1678, in seguito alla richiesta della Badessa di ingrandire ed abbellire "con pitture a fresco e oro " la chiesa.

Il progetto di Paolo Amato rispecchiava i principi enunciati dal cardinale Borromeo per la chiesa controriformista: una navata unica con coro all'ingresso e la coesistenza di due chiese, una esterna e l'altra interna, per separare il mondo delle suore dal pubblico; ne è prova la presenza, nella zona dell'altare, di elementi a gancio e di alcune finestre,appartenenti probabilmente ad una struttura riservata alle suore per partecipare alle funzioni religiose (così come il "passetto" un ponte aereo in legno che, attraversando palazzi e tetti, arrivava fino al Corso V. Emanuele, permettendo alle monache di assistere alla Processione di S. Rosalia).

I supporti documentari fugano ogni dubbio sulla paternità in toto di Paolo Amato (Ciminna, 1634 - Palermo, 1714) e sulla data della ricostruzione della Chiesa al 1678/79.  Il bombardamento ci priva di tutta una serie di dettagli costruttivi, architettonici e decorativi che ci inducono ad una lettura della Chiesa come emergenza (o sopravvivenza)di un contesto perduto ma che possiamo appunto in parte qualitativamente dedurre per .comprendere l'intenzionalità originale dell'architetto. Assistiamo così alla nascita di un cantiere barocco (proseguito nel cantiere dei 1 734): barocco nella sua versatilità così come nella chiave stilistica, attraverso la sintesi della già complessa personalità dell'Amato.

Si tratta, come già abbiamo detto, tipologicamente di una tipica chiesa monasteriale, dalla fotografia prebellica in cui si nota anche l'attacco del corpo del Monastero, deduciamo un fronte totalmente rettilineo col beneficio dei danni eventualmente subiti col terremoto del 1726 che si inquadra tranquillamente in una tradizione architettonicamente corrente che non proietta l'intero l’intero movimento curvilineo sull’esterno.  La scarna facciata si risolve sbrigativamente con un portale di bel disegno e felice inventiva ma sostanzialmente privo di profondità, accostabile stilisticamente per molti versi al campanile di S. Giuseppe dei Teatini e ai molti disegni di apparati rimastici

L’interno risulta profondamente modificato per i danni del terremoto del 1726, i successivi lavori degli anni ’30 ed infine la ricostruzione dopo il bombardamento del 1943).  La Chiesa illuminata da grandi finestroni schermati da grate a petto d'oca trova nella zona terminale leggerezza e luminosità grazie ai lunettoni ripetuti che danno luce alla cupola, simbolicamente prestigiosa.

Il campanile (oltre alla citazione del Mongitore "campanile moderno") non è in alcun modo supportato da note d'archivio. Seppure previsto nella primitiva struttura, non sarebbe sopravvissuto al terremoto che sembra colpire in particolare modo il lato nord, opposto al convento.

  

PALAZZO RAFFADALI SPECIALE

  

Difficile è oggi risalire all’impianto originario dell’attuale edificio giacchè esso risulta dall’accorpamento e dal radicale rifacimento di due precedenti fabbricati appartenuti alla famiglia Valguarnera e l’altro alla famiglia Speciale,edificati nella seconda me del Quattrocento , come testimoniano le monofore e le bifore che oggi adornano il prospetto.Luigi Natoli annota, nel 1910,  che le due monofore sul prospetto trincipale,ora tompagnate ,più a destra rispetto alle tre bifore,sono del Quattrocento,mentre le bifore potrebbero essere di epoca precedente. Sostiene ,inoltre,che monofore,oggi murate,ricordano molto lo stile che Carnalivari profuse nei palazzi Abatellis e Ajutamicristo.

 Nella seconda metà del seicento Nicolò Montaperto,primo principe di Raffadali,met te mano all’assetto della propria dimora,avendo ereditato le case Valguarnera e Speciale.

 Nicolò Montaperto  non si limita ad un accorpamento dei due edifici,ma li trasforma  profondamente, tant’è che  di  essi  si  perde  ogni  originaria connotazione a parte  le citate finestre monofore e bifore che sin d’allora  non  danno  luce  ad alcun vano.

 Il grande atrio seicentesco distrugge  tutto  quello che poteva ostacolare la sua  magnificenza e le sale di rappresentanza ,che  da un lato all’altro del palazzo si  susseguono con quella interdipendenza e progressione caratteristica del barocco ,non presentano dislivelli di sorta,  cosa impossibile se si fosse trattato della  semplice unione di due edifici.Ben difficilmente dunque ,si può parlare di palazzo Speciale, come alcune guide  lasciano  intendere, ma  di  palazzo  Raffadali, ubicato nella piazzetta  Raffadali, come si è chiamata fin quando, non molto addietro è stata dedicata a Pietro Speciale ,pretore di Palermo.

 Nel 1850 circa, buona parte dell’edifico viene  acquistato dai Puglia,  rinomata famiglia di giuristi ,mentre il piano rialzato rimane dei principi di Raffadali.

Il palazzo non è stato risparmiato da quegli  interventi  ottocenteschi che hanno caratterizzato un’epoca e una moda . Gli alti soffitti con travi dipinte e cassettoni contornate da affreschi che delimitavano e, otticamente ,ribassavano le pareti,in parte conservate tra le controsoffittature ,  sono stati sostituiti da controsoffitti in canne e gesso decorati secondo i criteri del tempo .

 Repertorio delle Dimore Nobili e Notarili nella Sicilia del XVII secolo di Rita Cedrini e Giovanni Tortrici Montaperto

 

Il palazzo di Matteo Sclafani

 

Il prospetto meridionale del Palazzo Sclafani sulla piazza S. Giovanni Decollato. È quello meglio conservato, nonostante il rimaneggiamento della zona basamentale eseguito nel 1881-83 per l'apertura delle numerose finestre.

Il gentiluomo Di Giovanni, nel Palermo restaurato, riferisce che questo palazzo « fu edificato da Matteo Sclafani, conte d'Adernò e di molte altre terre di Sicilia, uomo valorosissimo e ricchissimo, a gara di Manfredi Chiaramonte, suo cognato, il quale dicesi, che avendo per sua casa fatto lo Steri, un dì, mangiando insieme il detto Manfredi e Matteo con altri signori lor parenti, mosso da vana gIoria Manfredi, disse al predetto Matteo: Che vi par di questa mia casa?  Potrassene fare una più bella e superba?  Gli rispose Matteo che sì e che esso convitava lui e tutti quei cavalieri il medesimo giorno, da li ad un anno, a pranzar seco in un altro palacio, che'lui in questo tempo farebbe assai migliore e più superbo.  Rise  Manfredi ed accettò l'invito; e quegli in quel tempo questa fabbrica, che fu poi stimata migliore ».

Vera o non vera che sia la storiella della sfida lanciata da Matteo al cognato, è però certo - e lo riferisce lo storico Fazello, riportando il testo di una lapide non più esistente che si trovava murata sul prospetto orientale del palazzo - che l'edificio fu innalzato nel giro di un solo anno e precisamente nel 1330. 

La trasformazione in ospedale, avvenuta nel 1435, comportò inevitabilmente un rimaneggiamento di tutta la disposizione degli ambienti interni nonché l'aggiunta di nuovi corpi di fabbrica che occultarono i prospetti settentrionali ed occidentali.

Il palazzo venne adibito come ospedale sino al 1852. In quell'anno infatti fu utilizzato come quartiere militare - detto della Trinità, per il nome del vicino convento (oggi sede della Questura centrale) - e questo tipo di destinazione non è mai venuto a cessare.  La nuova utilizzazione causò modifiche dell'edificio ed altre trasformazioni furono eseguite dalla Direzione del Genio Militare nel 1881-83 con l'apertura delle finestre nella zona basamentale del prospetto meridionale. È questo il prospetto meglio conservato dove si trova l'unica porta superstite, rimasta, in situ, sormontata dalla più bella edicola scolpita dal pisano Bonaiuto.  Il prospetto orientale è stato quasi completamente distrutto dai bombardamenti aerei dell'ultima guerra assieme a gran parte del lasciato interno.

Spatrisano ha osservato che « più di ogni altro esempio di Architettura civile siciliana del XIV sec., il Palazzo Sclafani richiama i motivi dell'architettura arabo-normanna con fedele ed ampio riferimento: esso costituisce una originale e raffinata interpretazione dello spirito che anima l'architettura del Trecento in Palermo, ma con tendenza autonoma rispetto all'architettura chiaramontana ».

Come si vede, nel rivaleggiare col cognato Manfredi, Matteo Sclafani non solo costruì la sua magnifica dimora in un solo anno, ma ne volle differenziare l'architettura da quella dello Steri, il massiccio Palazzo dei Chiaramonte.

  

Riferimento :prof. Rosario La Duca