Prende il nome dall'antico monastero claustrale delle monache di Santa Chiara, sorto nel 1344. I Salesiani vi s'insediarono nel 1919, per l'assistenza agli orfani di guerra del primo conflitto mondiale.
In seguito divenne Orfanotrofio Salesiano "S. Chiara" per avere accolto, fra i convittori, orfani di lavoratori e ragazzi in disagiate condizioni familiari. I 150/180 convittori erano divisi nei vari laboratori per la formazione professionale di falegnameria ed ebanisteria, sartoria, calzoleria, meccanica, tipografia e legatoria. Gli allievi frequentavano, nelle ore serali, il triennio di Scuola d'Avviamento e il biennio dell'Istituto Professionale di Tipo Industriale.
Alla guida di questa Comunità, con annesso Oratorio e Ricreatorio frequentato da alunni delle Scuole Elementari, si alternarono Direttori di una capacità eccezionale e di una spiritualità ispirata al loro Santo Fondatore San Giovanni Bosco, che hanno galvanizzato i giovani, per la solida formazione ricevuta.
Direttori pionieri di quest’opera grandiosa furono:
Don Salvatore Camuto - anno 1919
Don Giuseppe Conti - anno 1925
Don Mauro Spitale - anno 1930.
Seguirono -altri direttori: Don Scornavacca, Don Scavaglieri, Don Furnari e Don Cataldo Spitale (omonimo del predecessore), il quale dovette affrontare il terribile periodo della seconda guerra mondiale, specialmente nel momento drammatico in cui, a causa del bombardamento del 9 Maggio 1943, la città ed in particolare il quartiere Ballarò - Albergheria subirono ingenti distruzioni. L'Orfanotrofio Salesiano "S. Chiara" ebbe i suoi danni col crollo della parte posteriore della monumentale Chiesa barocca. E le bombe caddero pure sulla parte Sud adiacente all'ex monastero delle Clarisse, nel quale si erano insediate le Suore Francescane della Misericordia per l'assistenza alle orfanelle. Sotto le macerie perirono alcune fanciulle e qualche Suora.
Don Spitale si adoperò alla ricostruzione dei danni subiti, comprese l'edificio delle monache, raso al suolo, per il quale si ottenne in cambio il campetto con alcuni locali dell'attuale Oratorio.
Egli dovette altresì ricomporre la comunità perchè, a causa di questa calamità, salesiani e ragazzi erano stati sfollati a Catania-Barriera ed in Piemonte.
A Don Spitale seguì il suo successore: Don Salvatore Caruso, dalla sorprendente vitalità, che ave-
va frequentato quei locali da ragazzo come orfano di guerra, per cinque anni. Illuminato poi dalla speciale vocazione salesiana, era diventato coadiutore, vice capo della Scuola di Sartotecnica diretta dal confratello coadiutore il maestro Prof. Agostino Andaloro.
In seguito il Sig. Caruso aveva studiato per il sacerdozio, ricevendo gli Ordini Sacri a Torino, a 35 anni di età. Ritornando in Sicilia fu nominato direttore di quell'Orfanotrofio Salesiano "S. Chiara" che lo aveva visto allievo, coadiutore, con particolare talento nella musica, nel canto, nella recitazione.
Con una comunità già avviata si avvalse della collaborazione di Don Amato Nunzio, consigliere, addetto alla disciplina, al tempo in cui egli aveva frequentato Io stesso Orfanotrofio; di Don Franco Carobella, prefetto-amministratore di ferro dell'Ispettoria Salesiana Sicula; di Don Giuseppe D'Antona, dinamico direttore dell'Oratorio sempre più fiorente, in seno al quale operava il gruppo di Azione Cattolica "Michele Magone", sostenuto dal coadiutore salesiano, e santa persona, Sig. Calogero Romano die aiutò a tonnare giovani ardenti di testimonianza cristiana e animazione civile e sociale.
In quest'ambiente sbocciarono una dozzina di preziose vocazioni salesiani, tra le quali quella dell'architetto Don Vincenzo Gorgone e il prete diocesano Padre Giovanni Oliva, parroco per molti anni, e da poco Vicario Episcopale.
Assieme al proprio compagno di collegio, il Prof. Antonino Conciauro, Don Caruso nel 1948 ricostituì l'Unione Exallievi "S. Chiara", trasformata successivamente in Unione "Gesù Adolescente", nella quale s'inserirono molti exallievi senior.
Don Caruso si trovò nel periodo d'oro dell'Orfanotrofio Salesiano "S. Chiara" del dopoguerra, per l'attività didattica, operosa e produttiva di tre coadiutori salesiani, pilastri della formazione professionale di quel tempo: il Sig. Agostino Andaloro, dirigente capo della Scuola Salesiana di Sartotecnica; il Sig. Salvatore Trazzera, dirigente Capo della Scuola Salesiana di Falegnameria ed Ebanisteria, e Maestro, della prestigiosa Banda Musicale "S. Chiara", rinomata a Palermo ed in altre parti dell'Isola; il Sig. Antonino Venticinque, dirigente capo della Scuola Salesiana di .Calzotecnica.
A questi maestri si aggregarono altri giovani coadiutori salesiani per dirigere la Scuola Meccanica e la Scuola Tipografica e Legatoria.
Nel settore grafico non si può disconoscere l'apporto di altri due coadiutori salesiani, validissimi tecnici e maestri, instancabili lavoratori: il Sig. Vittorio Orsini e il Sig. Dante Scarrone, lombardo l'uno, piemontese l'altro, trapiantati nella nostra Isola.
Prima e subito dopo la seconda guerra mondiale la Congregazione si avvalse del maggior numero di operatori e tecnici, maestri della formazione professionale, coadiutori salesiani, Fra questi non si può dimenticare il Dott. Giuseppe Pillitteri, allievo della Scuola Tipografica Salesiana di Palermo, assurto alla cattedra del Politecnico di Torino che gli ha conferito il dottorato nell'arte gutemberghiana, per la sua intensa attività tecnica e per i suoi testi enciclopedici della stampa.
In queste scuole professionali si sono formati numerosi operai e maestranze molto ricercati in città e altrove: in Sicilia e nel Continente e qualcuno all'Estero.
I corsi di taglio e cucito, maschili e femminili, dirette dal Prof. Agostino Andaloro, autore di varie pubblicazioni sull'arte dell'abbigliamento, aprirono le porte a molti allievi verso gli USA e l'Australia.
Dopo il termine del proprio mandato, a Don Caruso successero altri direttori: Don Zarcaro, Don Paolo Puglisi, Don Salvatore Biuso il quale, con coraggio e fiducia nella Divina Provvidenza, si adoperò per l'acquisto di un vasto terreno su cui sarebbe sorta la grande Opera del Centro di Formazione Professionale "Gesù Adolescente" con la Scuola Media e l'Oratorio/Centro Giovanile.
Don Franco Carobella assunse l'impegno di seguire i grandi-lavori per la costruzione dei vasti locali e laboratori; con ampi campi di gioco nelle varie discipline sportive.
Dal 1965, a transitare la comunità dal "S. Chiara" al "Gesù Adolescente" provvide il direttore Don Nicolo Paterno.
Il "S. Chiara" così divenne Centro di Missione Cattolica e Salesiana per venire incontro alle nuove e vecchie emergenze sociali che si presentavano.
Nel 1971 Don Mario Cogliandro riapre l'Oratorio con svariate attività sociali.
Don Russo Enrico e Don Rocco Rindone affrontarono i disagi dei senzatetto, dopo il terremoto del Gennaio 1968.
Altri salesiani-missionari si alternarono in questo lembo di Chiesa di frontiera: Don Nini Succes, Don Giuseppe Falzone e per ultimo Don Baldassare Meli si fece carico dell'ultima emergenza, l'immigrazione degli extracomunitari provenienti in gran parte dall'Africa e stabilitisi nel quartiere Ballarò - Albergheria.
Don Baldassare Meli, Don Roberto Dominici, Don Salvatore Montagnino e Don Lawrence Vadakkan si sono trovati ad affrontare con coraggio la difesa dei diritti dei bambini/e e adolescenti dell'Oratorio e del Quartiere dove ha sede il "S. Chiara", molti dei quali vivono il degrado familiare, ambientale e morale, l'evasione scolastica, lo scippo, l'accattonaggio, lo sfruttamento del lavoro minorile e l'abuso sessuale da parte di pedofili e del "commercio pornografico minorile.
Mali che non si possono isolare al solo quartiere in questione, ma possono sussistere, purtroppo, anche in altri quartieri di Palermo, di altre città d'Italia e di ogni angolo del Pianeta.
L'atto di coraggio dei quattro salesiani-missionari o costato il duro prezzo degli oltraggi, delle calunnie e dell'isolamento da parte del quartiere che si è sentito diffamato - della comunità ecclesiale che, in gran parte, non si è unita nella lotta di questo male oscuro e scottante della società. Silenzio anche dalle Istituzioni.
Questi fatti hanno determinato la chiusura dell'Oratorio Salesiano "S. Chiara", a tempo indeterminato.
Ma per l'indomita fede cristiana e il carisma di Don Bosco, i Salesiani a cui sta a cuore il bene dei bambini/e, degli adolescenti e dei giovani, apriranno presto i battenti del glorioso Oratorio Salesiano "S. Chiara".
Palermo, 15 Settembre 2002
PINO GENOVA
NOTA STORICA, ARTISTICA E MONUMENTALE
Del complesso monumentale dell'antico monastero claustrale de le monache di sorella Chiara è rimasta l'unica ala del colonnato del chiostro (1344). con l'ampio locale del piano terra che probabilmente doveva essere adibito a sala di lavoro, adattato in seguito in laboratorio di falegnameria della scuola professionale (1933).
Il primo e il secondo piano, riservali alle celle delle clarisse vennero poi trasformati in aule e dormitori per i ragazzi convittori e i religiosi.
Ma il cuore del complesso monumentale o il cortile, ricavato dal giardino con al centro la vasca zampillante dell'antico chiostro trasferita poi nell'atrio dell'ingresso. In questo piccolo campo di
gioco esplode la gioia incontenibile e l'esuberanza giovanile dei ragazzi. Mentre dall'ampia e artistica sacrestia, interamente demolita nel 1928, è sorto il cine-teatro. Tutto ciò per realizzare il sistema pedagogico di Don Bosco, secondo il quale svago e divertimento si integrano con i principi etico-religiosi.
La chiesa, gioiello d'arte barocca del 1678, ci o stata restituita quasi intatta dall'usura dei secoli, nonostante le ferite inferte dal disastroso bombardamento bellico, a causa del quale è andata distrutta la parte inferiore del monumento con la maestosa facciata assieme al quarto altare laterale e al pregevole coro ligneo con l'organo, nonché al sontuoso portale dell'architetto Paolo Amato. Di
questi e rimasto il campanile con le quattro campane, rifatte all'inizio del XIX secolo, tra il 1819 e il 1834.
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