Note
Presentazione
Struttura
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Obiettivi Generali del Corso

  • Identificare le radici sociali, familiari e individuali degli abusi;
  • Conoscere tipologie e indicatori di abuso
  • Analizzare i fattori di rischio, gli indicatori di rischio e i fattori di protezione;
  • Comprendere le conseguenze degli abusi sullo sviluppo fisico e psicologico;
  • Conoscere le procedure diagnostiche e le relative operazioni di protezione
  • Avere  un orientamento operativo per avviare processi preventivi



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Obiettivi di questa giornata
  • “ Conoscere il fenomeno dell’abuso”



  • Il maltrattamento e le sue forme
  • Il processo con cui formulare le ipotesi
  • Fattori di rischio e Fattori di protezione
  •  Patologie delle Cure: tipologie, indicatori
  • Maltrattamento fisico e psicologico: tipologie ed indicatori
  • Abuso sessuale: tipologie ed indicatori


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Introduzione
  • La violenza non ha nulla a che fare con le odierne condizioni di vita, ha connotati e radici profonde nell’esperienza umana e implica sentimenti (comuni a tutti gli individui adulti) quali paura, pulsione di dominio, frustrazione e stanchezza.
  • La cronaca registra e dimentica velocemente i casi più eclatanti di maltrattamento, che sembrano spesso distanti dalla vita quotidiana, ma le situazioni di abbandono e sfruttamento sono molto più frequenti di quanto si pensi.


  • Se è relativamente semplice capire dove e perché nasce l’abbandono del neonato, quasi sempre legato a situazioni di emarginazione, ignoranza e disagio sociale, non è sempre invece comprensibile perché nascano situazioni di violenza e di abuso nei confronti dei minori in situazioni familiari e sociali di apparente “normalità”.


  • I maltrattamenti e le violenze ai bambini sono sempre esistiti, anche se la consapevolezza si è sviluppata solo in tempi recenti. Comportamenti abusanti compaiono nei miti e nelle fiabe che abbondano di storie di figli divorati dai genitori o abbandonati. Raccontano dunque una realtà che ha sempre accompagnato la storia dell’uomo.
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Breve storia sull’abuso infantile
  • La consapevolezza collettiva del maltrattamento dei bambini inizia la sua storia nel 1852 a Parigi, quando un medico legale francese, Ambroise Tardieu (1818 – 1879) descrisse il caso di due bambine morte per le sevizie di un’istitutrice, pubblicando successivamente uno studio medico-legale sulle sevizie e sui maltrattamenti.
  • Circa 20 anni dopo, nel 1874 a New York, si riparlò di maltrattamento quando, in seguito alla segnalazione di un’infermiera, Etta Wheeler, la Società per la protezione degli animali fu il primo organismo che salvò un bambino dai maltrattamenti. Preoccupata per i continui pianti di una bambina di nove anni vicina di casa, l’infermiera riuscì a penetrare in casa della piccola, trovandola incatenata al letto con ematomi, ferite e abrasioni su tutto il corpo. Secondo le leggi statunitensi, i genitori avevano diritti assoluti sui figli, potendoli allevare come meglio credevano. Non potendo fare nulla Etta Wheeler si rivolse alla Società per la protezione degli animali, già fiorente in America, che, esaminando il caso e riconoscendo che rientrava nei compiti previsti dal proprio statuto, poté intervenire, salvando la bambina. In seguito a questo evento, l’anno successivo fu fondata a New York la prima Società per la prevenzione della crudeltà contro i bambini.
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Breve storia sull’abuso infantile(2)
  • Bisogna arrivare agli anni 50 perché il radiologo Silverman (1953) individui la cosiddetta “Sindrome del bambino battuto”, benché vada sottolineato che la violenza fisica non costituisce la forma più frequente e forse nemmeno la più importante dei maltrattamenti inferti ai bambini.
  • Conosciuto ormai dai paesi anglosassoni, dove sin dagli anni Quaranta e Cinquanta sono stati descritti dalla letteratura medica e psicologica casi di bambini maltrattati, il fenomeno dell’abuso è esploso in Italia soltanto a partire dagli anni Ottanta, a causa dei meccanismi di rimozione e di negazione, utilizzati a livello individuale e collettivo, e un omertoso silenzio, che ne hanno ritardato la presa di coscienza e l’intervento.
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Breve storia sull’abuso infantile(3)
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Inquadramento delle forme di abuso sui minori (1)

  • Gli abusi sono sempre l’espressione di una sofferenza intrapsichica e interpersonale che non coinvolge solo l’abusato, ma anche l’abusante e tutta la famiglia. Il fenomeno, complesso, ha sempre aspetti che riguardano livelli individuali, familiari, sociali e culturali.


  • Si parla di abuso o maltrattamento fisico, quando i genitori o le persone legalmente responsabili del bambino eseguono o permettono che si eseguano lesioni fisiche, o mettono i bambini in condizioni di rischiare lesioni fisiche.


  • Quello fisico è sicuramente il maltrattamento più manifesto. Nel maltrattamento psicologico che costituisce invece la forma più nascosta e proprio per questo anche più devastante di maltrattamento, il bambino è svalutato, denigrato, umiliato e sottoposto a sevizie psicologiche.


  • L’abuso si concretizza “negli atti e nelle carenze che turbano gravemente i bambini e le bambine, attentano alla loro integrità corporea, al loro sviluppo fisico, affettivo, intellettivo e morale” (Consiglio d’Europa, Strasburgo, 1981)



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Inquadramento delle forme di abuso sui minori (2)
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Inquadramento delle forme di abuso sui minori(3)
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….Per rilevare un disagio…1
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….Per rilevare un disagio…2
  • L’emersione di un fenomeno di per sé sommerso e complesso come l’abuso, richiede l’adozione di una prospettiva di osservazione in grado di ricomporre i molteplici fattori che la influenzano, rispetto ai quali chi la osserva deve avere un minimo di consapevolezza. Gli esiti positivi degli interventi non dipendono, infatti solo dalle competenze professionali, ma da diversi fattori:
  • Dimensione soggettiva ed emozionale dell’osservatore
  • La scelta di indicatori utilizzati per l’osservazione, inclusa la capacità di andare “oltre le apparenze” di normalità presunta e dichiarata della famiglia Le modalità scelte per la definizione del fenomeno
  • La possibilità di dialogare con altri servizi: connettere piuttosto che disconnettere gli interventi
  • La scelta/vincoli dei percorsi operativi, “dove” avviene l’osservazione
  • Le caratteristiche del bambino e della sua famiglia e la loro storia con i servizi
  • La dimensione valoriale del contesto professionale
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….Per rilevare un disagio…3
  • Questo è un processo circolare: a partire da ciò che si osserva e da come lo si osserva che si attivano percorsi di intervento (rilevazione-diagnosi –intervento-segnalazione) sono possibili errori interpretativi che possono sfociare in stigmatizzazioni sociali, generalizzazioni indebite, automatismi diagnostici.
  • Infatti il disagio non è rilevabile da un  approccio causa-effetto, ma da una sistematica, continua e monitorata osservazione di tutti i livelli che lo costituiscono: individuali, familiari, sociali e culturali. Così come la risoluzione non è data dallo stabilire di chi è la colpa.


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….Per rilevare un disagio…4
  • L’ottica adottata assume che in presenza di un dubbio derivante da una condizione di disagio/sofferenza infantile correlabile ad un possibile abuso, è necessario ampliare il raggio di osservazione (chi conosce o si è accorto di questo che vedo? Con chi è in contatto la famiglia? Ecc.), “complessizzando” e non “semplificando”, includendo oltre agli indicatori di abuso, gli indicatori di rischio e gli indicatori di protezione in una prospettiva multidisciplinare e di confronto successivo alla raccolta degli elementi (segni) osservati. Quando questi ultimi assumono la netta prevalenza sugli altri, si accende una spia luminosa che conduce ad “ipotizzare” che quel bambino sta vivendo una condizione di rischio che può evolvere in una più dannosa.


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Gli Indicatori di Abuso 1
  • L’Indicatore di abuso è inteso come strumento volto ad indicare in quale ambito di approfondimento conoscitivo è opportuno orientarsi, a partire dai “segni” che l’osservatore rileva e dai quali deve trarre conoscenze e valutazioni. Gli indicatori di abuso hanno l’importante funzione di orientare l’attenzione dell’osservatore intorno ad un sospetto che, tuttavia, avrà bisogno di strumenti d’indagine in grado di superare i limiti e il carattere aleatorio delle prime impressioni. Tali indicatori andranno raccolti, confrontati e connessi come parte di un tutto, per ricomporsi in un quadro d’insieme che abbia senso e che permetta il dialogo con la “rete istituzionale” degli interventi.
  • Bisogna fare attenzione a non “affezionarsi” ad un solo indicatore, facendolo, a volte, anche coincidere con il concetto di “verità”.
  • A parte alcuni casi chiari ed evidenti di indicatori di abuso, ascrivibili a segni specifici, la maggior parte delle situazioni appaiono nebulose e dai contorni indefiniti.


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Gli Indicatori di Abuso 2
  • Gli indicatori di abuso, ritenuti maggiormente significativi nella letteratura riguardano tre grandi aree:


  • Indicatori fisici e di salute (segni fisici)
  • Indicatori psicologici (segni cognitivi, comportamentali, emozionali)
  • Indicatori sociali


  • Gli indicatori, se considerati singolarmente si possono prestare a differenti interpretazioni, la loro lettura va connessa al quadro complessivo dei segni emersi, quadro che si completa in una cornice multiprofessionale. Ciò rimanda alla necessità di avere uno spazio per pensare, confrontare, dare senso e connettere gli interventi.


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La rilevazione
  • Consiste nella raccolta di elementi informativi come prima valutazione (fisica,psicologica e sociale) del bambino della compresenza di fattori di rischio e di fattori protettivi, finalizzata a comprendere se sussiste un ragionevole dubbio sull’eventualecondizione di rischio e se questo può tramutarsi (o si è già tramutata) in danno vero e proprio, tale da richiedere un intervento.
  • Il pericolo è di assumere un atteggiamento che vuole stabilire “la veridicità dei fatti”, o segnalare immediatamente per timore di inquinare le prove con approfondimenti. Infatti le forme di abuso, come già sottolineato, sono spesso forme miste e ciò rende problematica la ricostruzione di elementi significativi di osservazione; a questo si aggiunga il surplus emotivo. Per la rilevazione del disagio è quindi importante:
  • Sapere: avere specifiche competenze ed informazioni per riconoscere segni fisici, psichici e sociali del bambino e della famiglia;
  • Saper fare: Saper dialogare ed ascoltare il bambino, e stimolare processi di rete.
  • Saper Essere: Gestire le proprie ed altrui emozioni attivate dall’impatto con la sofferenza del bambino, che spesso generano forme difensive più o meno consapevoli.
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 La Patologia della somministrazione delle cure (1)
  • La vita di un bambino attraversa fasi differenti, ciascuna delle quali racchiude caratteristiche e bisogni, fisici e psichici specifici. L’incapacità del genitore di regolare le proprie cure ai bisogni del figlio si rifletterà negativamente sulla qualità della vita del bambino, sulle modalità con cui entra in rapporto con la realtà e con il mondo esterno e avrà serie ripercussioni sul suo stato fisico, mentale e sul suo comportamento.


  • La patologia della somministrazione delle cure riguarda quelle condizioni in cui i genitori, o le persone legalmente responsabili del bambino, non provvedono adeguatamente ai suoi bisogni, fisici e psichici, in rapporto al momento evolutivo e all’età.


  • Spesso per molti genitori questa incapacità è la conseguenza di un disagio sociale e psicologico o anche di una psicopatologia che impedisce loro di accogliere, comprendere e rispondere correttamente alle esigenze del figlio.


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Tipi di Patologie della somministrazione delle cure (2)
  • La patologia della somministrazione delle cure comprende tre categorie cliniche:








  • .


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Tipi d’Incuria e Discuria (1)
  • Ambiente Fisico: Protezione inadeguata, Sistemazione non adeguata, Condizioni non igeniche, pericoli strutturali, Problemi di gestione della casa


  • Pericoli ambientali: Pericolo di incendio, accessibilità e uso di droghe, temperatura eccessiva di acqua calda.


  • Standard inadeguati di attenzioni: Nutrimento, Vestiario, Igiene personale, Cura della salute, Sorveglianza, Abbandono.


  • Trascuratezza dei bisogni collegati allo sviluppo: Istruzione, Sviluppo emotivo


  • Disturbo dell’attaccamento: Abbandono mortale o quasi mortale, Abbandono con esigenze fisiche soddisfatte da altri, Allontanamento da casa, Rifiuto della custodia parentale, Mancanza di sorveglianza, Abbandono emotivo.


  • Impedimento alla crescita o nanismo psico-sociale





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L’Abbandono: Tipo particolare d’Incuria
  • Tipi di Abbandoni:
  • Abbandono mortale o quasi mortale
  • Abbandono con esigenze fisiche soddisfatte da altri
  • Allontanamento da casa
  • Rifiuto della custodia parentale
  • Mancanza di sorveglianza
  • Abbandono emotivo
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Indicatori dell’Incuria (2)
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Tipi di Ipercuria (1)
  • Nell’ipercura il bambino riceve cure eccessive e sproporzionate ai suoi bisogni e all’età evolutiva. Nell’ipercura vengono racchiuse le seguenti categorie di differenti sindromi:
  • La Sindrome di Münchausen è una sindrome a sfondo delirante. I soggetti che ne sono colpiti vivono nella convinzione di essere affetti da numerose malattie. nella Sindrome di Münchausen per procura la madre tende a proiettare sul figlio le proprie convinzioni deliranti. Rappresenta un grave rischio poiché il bambino rischia di essere sottoposto a cure e operazioni del tutto inutili. Al danno fisico si aggiunge quello psicologico, in quanto il bambino tende ad adeguarsi alle descrizioni della madre, diventando incapace di distinguere tra realtà e fantasie deliranti.
  • Il chemical abuse è una sottoforma di Sindrome di Münchausen per procura e comprende la somministrazione al bambino di sostanze chimiche, farmacologiche o di altra natura, nella convinzione che ne abbia bisogno.
  • Il chemical shopping è una forma simile alla Sindrome di Münchausen per procura, molto meno grave, che si situa nell’area delle nevrosi ansiose e fobiche. I genitori che ne sono affetti temono per lo stato di salute dei figli e li portano ripetutamente dal pediatra per essere rassicurati.


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Gli indicatori di rischio della Sindrome di Munchausen per Procura
  • Mentre nelle violenze fisiche o sessuali sono i genitori a perpetuare l’abuso, nella Sindrome di Münchausen per procura i genitori portano l’operatore sanitario ad attuarlo. L’equipe che opera nell’ambito della valutazione diagnostica è composta da: Neuropsichiatra infantile; Psicologo; Ginecologo; Medico legale; Specialista; Assistente sociale.
  • Presupposto di base è che se in una famiglia c’è un minore maltrattato questo evento è fonte di disagio non solo per l’autore dell’abuso, ma per tutti i membri del sistema coinvolti a vari livelli di complessità.


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Effetti della MSBP
  • Ricezione di cure inutili e forse dannose


  • Possibilità di sviluppare effettiva malattia


  • Possibilità di morte


  • Possibilità di sviluppare invalidità permanente


  • Possono sviluppare la MSBP


  • Arresto respiratorio


  • Presenza di altri disturbi organici trascurati


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L’Abuso Psicologico
  • L’Abuso emotivo è il maggior fattore distruttivo all’interno del più vasto capitolo dell’abuso infantile e perciò presente in tutti tipi di Patologie delle cure, del Maltrattamento e dell’Abuso Sessuale. I maltrattamenti psicologici sui minori consistono in atti di omissione e perpetrazione verso il bambino, e coinvolge sia la presenza di comportamenti ostili sia l’assenza di adeguate cure parentali: è un attacco concertato allo sviluppo del Sé del bambino e delle sue capacità sociali.
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Tipi di Abusi Psicologici
  • Ignorare il bambino
  • Rifiutare il valore e i bisogni del bambino
  • Isolare
  • Terrorizzare
  • Danneggiare il bambino rinforzandolo in comportamenti antisociali
  • Aggredire verbalmente il bambino
  • Opprimere
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Indicatori di Abuso Psicologico
  • Indicatori socio-emotivi: Diminuzione della capacità di godere della vita, Rifiutare di difendere se stessi, Comportamento pseudo-maturo, Comportamenti sessuali precoci, Mentire (soprattutto quando non ce n’è bisogno), Truffe e furti, Rifiuto di proprie responsabilità e biasimare altri.
  • Indicatori psicologici: Accessi d’ira, Comportamenti bizzarri, Scarsa autostima, Ritiro, Oppositività, Compulsione, Aggressivo e dispotico, Inibizione, Comportamenti estremizzati, Ricerca di amore e affetto fuori casa, Apatia.
  • Indicatori Cognitivi: Difficoltà di apprendimento scolastico, Rapida caduta dell’attenzione, Ipervigilanza, Iper-reattività, Ritardo del linguaggio, Ritardo dello sviluppo motorio, Mancanza di esplorazione e curiosità.
  • Indicatori Fisici: Impedimento alla crescita, problemi circolatori, Propensione agli incidenti, Goffaggine, Piccole abrasioni sugli arti, Capelli ruvidi, fragili e cuoi capelluto secco, Auto-distruttività fisica e sociale, Disturbi alimentari, Problemi gastro-intestinali, Aspetto dimesso, Letargia, Catatonia, Disturbi del sonno.


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Effetti di Abuso Psicologico
  • L’Abuso Psicologico interrompe il processo di attacamento e di sviluppo affettivo e l’evoluzione di capacità empatiche per cui ne consegue:


  • Il bambino non saprà trasmettere e ricevere informazioni emotive; ad esempio nell’alessitimia
  • Disturbi Psichiatrici: Depressione, Disturbo di personalità multipla, ecc.
  • Comportamenti autodistruttivi
  • Condotta antisociale
  • Ritardo del Linguaggio
  • Ritardo cognitivo
  • Ritardo dello sviluppo della motricità grossolana e fine
  • Problemi relazionali
  • Bassa autostima
  • Disturbi del sonno
  • Disturbi dell’alimentazione
  • Sindrome da deprivazione materna
  • Impedimento alla crescita
  • Sindrome di Munchausen per procura
  • Impotenza acquisita
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Tipi di maltrattamento (1)
  • Il Consiglio dei programmi scientifici di Chicago considera come abuso fisico “tutte le lesioni non dovute a incidente, ma volontariamente inflitte”.


  • Le lesioni vanno dalle lievi ecchimosi ed escoriazioni al grave trauma neurologico e alla morte.


  • Sulla base della gravità delle lesioni, il maltrattamento fisico è suddiviso in:



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Quando non è maltrattamento…
  • E’ importante discriminare le situazioni che potrebbero essere dovute a patologie genetiche e/o malattie di cui i bambini sono portatori, per non arrivare a false o pesanti conclusioni per il sistema familiare.
  • Un primo passo, molto complesso non solo nella sua essenza ma anche nelle conseguenze (giuridiche e psicologiche) che si deve compiere è (saper) discriminare tra tre possibilità: evento accidentale; malattia organica; maltrattamento.
  • Per arrivare a questo è necessario acquisire tutti i dati, costituiti da un’anamnesi dettagliata e da un esame obiettivo, in grado di permettere al clinico di valutare tutte le variabili di fondamentale importanza nell’inquadramento del problema.
  • Al fine di acquisire i dati necessari per l’individuazione precoce del rischio di maltrattamento, va innanzitutto tenuto conto:
  • del modo in cui i genitori riferiscono l’accaduto;
  • del tempo intercorso tra l’evento lesivo e la visita;
  • del ruolo degli stessi genitori durante la visita come manipolatori del fatto e come controllori dell’ansia del minore;
  • dell’atteggiamento del bambino.
  • Il coesistere o il combinarsi di questi fattori può far nascere con una certa sicurezza l’ipotesi diagnostica di abuso.


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Indicatori di maltrattamento (2)
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Indicatori di maltrattamento (4)
  • Molto spesso un danno può avere tutte le caratteristiche
  • delle lesioni accidentali ed essere invece stato inflitto di proposito.
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Effetti del maltrattamento (5)
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Tipi di abuso sessuale (1)
  • L’abuso sessuale del bambino è il coinvolgimento di soggetti “immaturi” e dipendenti in attività sessuali, con assenza di completa consapevolezza e possibilità di scelta, in violazione dei tabù familiari o delle differenze generazionali, agito da familiari, conoscenti, estranei.
  • Si distingue
  • Intrafamiliare intradomestico se perpetrato da parenti/conviventi che vivono sotto lo stesso tetto
  • Intrafamiliare extradomestico se perpetrato da parenti che non vivono sotto lo stesso tetto
  • Extrafamiliare: in caso si tratti di una figura estranea. L’abuso extrafamiliare si radica spesso in una condizione di trascuratezza affettiva che induce il bambino ad accettare le attenzioni erotizzate di una figura estranea.
  • Mascherato: se avviene attraverso pratiche genitali inconsuete
  • Abuso assistito, ovvero quando il bambino è costretto a vedere adulti nel corso di rapporti sessuali, attacchi fisici e/o verbali percependone gli effetti.
  • Pseudoabuso: abusi dichiarati ma in realtà non consumati (accuse consapevoli)
  • Sfruttamento sessuali per prestazioni o ai fini della produzione di materiale pornografico.


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Indicatori Aspecifici di abuso sessuale (3)
  • Questi indicatori suggeriscono la presenza di una situazione stressante, la repentinità dell’attacco, la gravità e la cronicità sono fattori che vanno considerati con attenzione.


  • Disturbi del sonno
  • Cambiamenti nell’alimentazione
  • Comportamenti regressivi
  • Iperattività, Ipervigilanza, comportamenti insicuri
  • Timori eccessivi e non appropriati
  • Comportamenti e/o modi di giocare ostili, aggrssivi, o senza controllo
  • Vari e ripetuti disturbi somatici senza eziologia fisica conosciuta
  • Variazioni nel rendimento scolastico
  • Comportamenti che fanno pensare alla presenza di alti livelli di ansia o depressione
  • Comportamenti delinquenziali e/o fuga.


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Indicatori Specifici di Abuso Sessuale (4)
  • Frequentemente il quadro lesivo generale può essere totalmente privo di caratteristiche peculiari. Nella maggior parte dei casi la sintomatologia appare del tutto incongrua, il minore non risulta collaborante, gli adulti che lo accompagnano falsamente preoccupati e solleciti, pronti a rassicurare l’operatore con spiegazioni pertinenti e plausibili.



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Comportamenti “Estremi” di vittime di abuso sessuale infantile (5)
  • Ordinano compulsivamente e puliscono meticolosamente o creano disordine in modo distruttivo ed esagerato.
  • Molto gentili e accondiscendenti, o decisamente non compiacenti e combattivi.
  • Eccessivamente obbediente, desiderosi di fare qualunque cosa pur di compiacere gli altri o eccessivamente dominatori e oppositivi.
  • Dal punto di vista sociale, molto educati, gentili, troppo generosi, o egocentrici, vendicativi, auto-centrati, manifestano comportamenti antisociali.
  • Passivi o apertamente ostili e collerici
  • Indiscriminatamente amichevoli, abbracciano e dimostrano affetto verso chiunque, oppure sono freddi, indifferenti, evitano i pari, la famiglia e gli estranei.
  • Oltremodo obbedienti, disponibili all’aiuto, manifestano atteggiamenti amorevoli, oppure sono decisamente sgradevoli, collerici, “feriscono gli altri intenzionalmente”.



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Conseguenze dell’abuso sessuale
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Dal rilevamento alla diagnosi di abuso sessuale
  • A differenza della violenza fisica, l’abuso sessuale offre spesso “segni” labili di dubbia interpretazione e talvolta neppure questi.
  • La diagnosi medico legale di abuso sessuale presenta notevolissime difficoltà oggettive, sia per la frequente assenza di segni patognomonici dell’abuso stesso, sia per la difficile interpretazione dei reperti alla luce della normale anatomia genitale in età infantile.
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La Pedofilia
  • “…è l’attrazione erotica per bambini o adolescenti del proprio o dell’altro sesso che non si traduce necessariamente in atti sessuali come nel caso della pederastia. In ambito psicoanalitico si fa notare, oltre all’evidente incapacità di reggere un rapporto amoroso adulto, anche una componente narcisistica che si manifesterebbe nella tendenza del pedofilo ad amare nel bambino se stesso, nel periodo della propria infanzia, adottando lo stesso trattamento subito o l’opposto..”


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Il molestatore adulto
  • I molestatori sessuali sono di norma uomini eterosessuali, ma possono essere anche bisessuali od omosessuali. Sono persone che hanno una vita sessuale apparentemente normale (sono sposati o fidanzati), e dall’aspetto comune. Non esiste un pedofilo “standard”, e gli specialisti tendono a identificarne diversi ‘tipi’ (aggressivo, omosessuale, occasionale…) a seconda del profilo psicologico e della modalità con cui agisce.


  •  E’ possibile comunque individuarne alcune caratteristiche frequentemente riscontrate:
    • mancanza di amicizie significative
    • senso di inadeguatezza e bassa autostima
    • incapacità di distinguere tra la sfera dei sentimenti e quella dell’azione
    • incapacità di controllare i propri impulsi
  •  
    Chi attua molestie non riesce autonomamente a smettere di farlo, ma necessita di un intervento professionale specializzato. E’ necessario che i bambini abusati raccontino ciò che è accaduto a chi è loro vicino (genitori, insegnanti, educatori…), in modo che gli adulti possano denunciare il fatto alle autorità competenti e proteggere lui ed altri bambini.
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Il molestatore adolescente
  • La maggior parte di molestatori sessuali in età adolescenziale è di sesso maschile.
  • Essi sembrano avere le seguenti caratteristiche comuni:
  • 1. Mancanza di amicizie strette
  • 2. Incapacità di relazionarsi alle ragazze della propria età
  • 3. Utilizzo del sesso come mezzo per scaricare la tensione o l’aggressività
  • 4. Rapporto con il padre scarso o inesistente
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Fattori di rischio e Indicatori di rischio (1)
  • La macro area relativa al rischio comprende sia i fattori di rischio, cioè le condizioni in cui possono svilupparsi gli abusi, sia gli indicatori di rischio, ovvero i segni che possono essere utili nella fase di interventi di prevenzione primaria, del rilevamento precoce e nella fase più propriamente diagnostica e si concretizzano nelle caratteristiche sociali, familiari e individuali della situazione.


  • La conoscenza e la condivisione (tra operatori) degli strumenti per il rilevamento e la diagnosi precoce delle varie forme di abusi all’infanzia, sarebbe utile. Alcuni strumenti utilizzati per la valutazione del maltrattamento psicologico e dell’interazione adulto-bambino sono:
  • Bayley Scales  of Infant Development (Bayley, 1969)
  • Tennessee Self-Concept Scale (Fitts, 1965)
  • Child Behavior Checklist (Achenbach,1978 e 1979)
  • Child Assessment Schedule (Hodges, 1982)


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Gli indicatori di rischio (2)
  • Focalizzare l’attenzione sul bambino come vittima, o sull’abusante come carnefice non fa comprendere la complessa dinamica che porta all’atto violento.


  • È necessario, di fronte all’abuso su un minore, ragionare non più in termini lineari di causa-effetto, ma secondo un’ottica che si basa sul concetto di “circolarità della comunicazione umana”. L’episodio violento va situato all’interno di un contesto familiare, di un gruppo, che ha una storia, dove ogni membro porta le esperienze della propria famiglia di origine e del proprio ambiente sociale, che si vanno a interrelare con quelle degli altri componenti del nucleo.
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Gli indicatori di rischio (3)
  • Ai fini di un corretto lavoro di prevenzione e di rilevamento, l’analisi delle cause nell’individuazione delle famiglie cosiddette “a rischio”, porta a una prima suddivisione in indicatori sociali e indicatori relazionali.


  • Indicatori sociali:


  • Famiglie isolate dal contesto sociale;
  • Difficoltà economiche e/o lavorative;
  • Emarginazione sociale, immigrazione, cause religiose o razziali;
  • Isolamento dalle rispettive famiglie d’origine;
  • Condizioni abitative inadeguate per igiene e spazi;
  • Famiglie monoparentali (ragazze madri, separazione, divorzi, vedovanze).



  • Tutte queste categorie sono definite a rischio, poiché lo stress, la paura e il senso di inadeguatezza presenti in questi nuclei familiari creano difficoltà nella strutturazione di un modello educativo.
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I Fattori di Protezione (1)
  • Le condizioni di rischio che predispongono il bambino a essere abusato vanno valutate accanto alle potenzialità e alle risorse sociali, familiari e individuali, che possono attivarsi per contrastare i fattori negativi. Per meglio comprendere come un individuo o una famiglia possa essere capace di un buon adattamento anche in condizioni avverse, si possono utilizzare i concetti di risorse, fattori protettivi e processi protettivi (De Blasio-Acquistapace 2002).
  • •    Le risorse indicano gli aspetti concreti e materiali di cui gli individui dispongono.
  • •   I fattori protettivi sono le caratteristiche ambientali o individuali con cui i soggetti interagiscono o da cui provengono le cure.
  • •   I processi protettivi indicano i movimenti dinamici attraverso cui i fattori protettivi contrastano e modificano i fattori di rischio (De Blasio-Acquistapace 2002; Mosten, Reed 2002).
  • Un utilizzo rigido, privo di una prospettiva flessibile e dinamica dei fattori di rischio, che non prende in considerazione il loro intrecciarsi con i fattori protettivi, ha sempre un effetto negativo. Va infatti considerato che, pur in pre­senza di un fattore negativo attivo, se entra in gioco un fattore protettivo, la traiettoria precedentemente a rischio cambia direzione in senso positivo (De Blasio-Acquistapace 2002). È quindi necessario sviluppare un nuovo modello interpretativo in cui si incrocino sia gli elementi che mettono a rischio il bambino, sia le risorse da valorizzare per contrastare o ridurre i fattori negativi (ibidem)
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I Fattori di Protezione (2)






  • P. Donati scrive: “L’azione che viene intrapresa quali rischi comporta? Quali conoscenze hanno, al riguardo, gli attori in gioco? E’ ovvio che l’osservatore si scoprirà il più delle volte ignorante. Ma il porsi queste domande è il presupposto necessario per rendere riflessiva e competente l’osservazione.
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