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- Identificare le radici sociali, familiari e individuali degli abusi;
- Conoscere tipologie e indicatori di abuso
- Analizzare i fattori di rischio, gli indicatori di rischio e i fattori
di protezione;
- Comprendere le conseguenze degli abusi sullo sviluppo fisico e
psicologico;
- Conoscere le procedure diagnostiche e le relative operazioni di
protezione
- Avere un orientamento operativo
per avviare processi preventivi
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- “ Conoscere il fenomeno dell’abuso”
- Il maltrattamento e le sue forme
- Il processo con cui formulare le ipotesi
- Fattori di rischio e Fattori di protezione
- Patologie delle Cure: tipologie,
indicatori
- Maltrattamento fisico e psicologico: tipologie ed indicatori
- Abuso sessuale: tipologie ed indicatori
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- La violenza non ha nulla a che fare con le odierne condizioni di vita, ha
connotati e radici profonde nell’esperienza umana e implica sentimenti (comuni
a tutti gli individui adulti) quali paura, pulsione di dominio,
frustrazione e stanchezza.
- La cronaca registra e dimentica velocemente i casi più eclatanti di
maltrattamento, che sembrano spesso distanti dalla vita quotidiana, ma le
situazioni di abbandono e sfruttamento sono molto più frequenti di
quanto si pensi.
- Se è relativamente semplice capire dove e perché nasce l’abbandono del
neonato, quasi sempre legato a situazioni di emarginazione, ignoranza e
disagio sociale, non è sempre invece comprensibile perché nascano
situazioni di violenza e di abuso nei confronti dei minori in situazioni
familiari e sociali di apparente “normalità”.
- I maltrattamenti e le violenze ai bambini sono sempre esistiti, anche se
la consapevolezza si è sviluppata solo in tempi recenti. Comportamenti
abusanti compaiono nei miti e nelle fiabe che abbondano di storie di
figli divorati dai genitori o abbandonati. Raccontano dunque una realtà
che ha sempre accompagnato la storia dell’uomo.
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- La consapevolezza collettiva del maltrattamento dei bambini inizia la
sua storia nel 1852 a Parigi, quando un medico legale francese, Ambroise
Tardieu (1818 – 1879) descrisse il caso di due bambine morte per le
sevizie di un’istitutrice, pubblicando successivamente uno studio
medico-legale sulle sevizie e sui maltrattamenti.
- Circa 20 anni dopo, nel 1874 a New York, si riparlò di maltrattamento
quando, in seguito alla segnalazione di un’infermiera, Etta Wheeler, la
Società per la protezione degli animali fu il primo organismo che salvò
un bambino dai maltrattamenti. Preoccupata per i continui pianti di una
bambina di nove anni vicina di casa, l’infermiera riuscì a penetrare in
casa della piccola, trovandola incatenata al letto con ematomi, ferite e
abrasioni su tutto il corpo. Secondo le leggi statunitensi, i genitori
avevano diritti assoluti sui figli, potendoli allevare come meglio
credevano. Non potendo fare nulla Etta Wheeler si rivolse alla Società
per la protezione degli animali, già fiorente in America, che,
esaminando il caso e riconoscendo che rientrava nei compiti previsti dal
proprio statuto, poté intervenire, salvando la bambina. In seguito a
questo evento, l’anno successivo fu fondata a New York la prima Società
per la prevenzione della crudeltà contro i bambini.
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- Bisogna arrivare agli anni 50 perché il radiologo Silverman (1953)
individui la cosiddetta “Sindrome del bambino battuto”, benché vada
sottolineato che la violenza fisica non costituisce la forma più
frequente e forse nemmeno la più importante dei maltrattamenti inferti
ai bambini.
- Conosciuto ormai dai paesi anglosassoni, dove sin dagli anni Quaranta e
Cinquanta sono stati descritti dalla letteratura medica e psicologica
casi di bambini maltrattati, il fenomeno dell’abuso è esploso in Italia
soltanto a partire dagli anni Ottanta, a causa dei meccanismi di
rimozione e di negazione, utilizzati a livello individuale e collettivo,
e un omertoso silenzio, che ne hanno ritardato la presa di coscienza e
l’intervento.
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- Gli abusi sono sempre l’espressione di una sofferenza intrapsichica e
interpersonale che non coinvolge solo l’abusato, ma anche l’abusante e
tutta la famiglia. Il fenomeno, complesso, ha sempre aspetti che
riguardano livelli individuali, familiari, sociali e culturali.
- Si parla di abuso o maltrattamento fisico, quando i genitori o le
persone legalmente responsabili del bambino eseguono o permettono che si
eseguano lesioni fisiche, o mettono i bambini in condizioni di rischiare
lesioni fisiche.
- Quello fisico è sicuramente il maltrattamento più manifesto. Nel
maltrattamento psicologico che costituisce invece la forma più nascosta
e proprio per questo anche più devastante di maltrattamento, il bambino
è svalutato, denigrato, umiliato e sottoposto a sevizie psicologiche.
- L’abuso si concretizza “negli atti e nelle carenze che turbano
gravemente i bambini e le bambine, attentano alla loro integrità
corporea, al loro sviluppo fisico, affettivo, intellettivo e morale”
(Consiglio d’Europa, Strasburgo, 1981)
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- L’emersione di un fenomeno di per sé sommerso e complesso come l’abuso,
richiede l’adozione di una prospettiva di osservazione in grado di
ricomporre i molteplici fattori che la influenzano, rispetto ai quali
chi la osserva deve avere un minimo di consapevolezza. Gli esiti
positivi degli interventi non dipendono, infatti solo dalle competenze
professionali, ma da diversi fattori:
- Dimensione soggettiva ed emozionale dell’osservatore
- La scelta di indicatori utilizzati per l’osservazione, inclusa la
capacità di andare “oltre le apparenze” di normalità presunta e
dichiarata della famiglia Le modalità scelte per la definizione del
fenomeno
- La possibilità di dialogare con altri servizi: connettere piuttosto che
disconnettere gli interventi
- La scelta/vincoli dei percorsi operativi, “dove” avviene l’osservazione
- Le caratteristiche del bambino e della sua famiglia e la loro storia con
i servizi
- La dimensione valoriale del contesto professionale
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- Questo è un processo circolare: a partire da ciò che si osserva e da
come lo si osserva che si attivano percorsi di intervento
(rilevazione-diagnosi –intervento-segnalazione) sono possibili errori
interpretativi che possono sfociare in stigmatizzazioni sociali,
generalizzazioni indebite, automatismi diagnostici.
- Infatti il disagio non è rilevabile da un approccio causa-effetto, ma da una
sistematica, continua e monitorata osservazione di tutti i livelli che
lo costituiscono: individuali, familiari, sociali e culturali. Così come
la risoluzione non è data dallo stabilire di chi è la colpa.
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- L’ottica adottata assume che in presenza di un dubbio derivante da una
condizione di disagio/sofferenza infantile correlabile ad un possibile
abuso, è necessario ampliare il raggio di osservazione (chi conosce o si
è accorto di questo che vedo? Con chi è in contatto la famiglia? Ecc.), “complessizzando”
e non “semplificando”, includendo oltre agli indicatori di abuso, gli
indicatori di rischio e gli indicatori di protezione in una prospettiva multidisciplinare
e di confronto successivo alla raccolta degli elementi (segni)
osservati. Quando questi ultimi assumono la netta prevalenza sugli
altri, si accende una spia luminosa che conduce ad “ipotizzare” che quel
bambino sta vivendo una condizione di rischio che può evolvere in una
più dannosa.
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- L’Indicatore di abuso è inteso come strumento volto ad indicare in quale
ambito di approfondimento conoscitivo è opportuno orientarsi, a partire
dai “segni” che l’osservatore rileva e dai quali deve trarre conoscenze
e valutazioni. Gli indicatori di abuso hanno l’importante funzione di
orientare l’attenzione dell’osservatore intorno ad un sospetto che,
tuttavia, avrà bisogno di strumenti d’indagine in grado di superare i
limiti e il carattere aleatorio delle prime impressioni. Tali indicatori
andranno raccolti, confrontati e connessi come parte di un tutto, per
ricomporsi in un quadro d’insieme che abbia senso e che permetta il
dialogo con la “rete istituzionale” degli interventi.
- Bisogna fare attenzione a non “affezionarsi” ad un solo indicatore,
facendolo, a volte, anche coincidere con il concetto di “verità”.
- A parte alcuni casi chiari ed evidenti di indicatori di abuso,
ascrivibili a segni specifici, la maggior parte delle situazioni
appaiono nebulose e dai contorni indefiniti.
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- Gli indicatori di abuso, ritenuti maggiormente significativi nella
letteratura riguardano tre grandi aree:
- Indicatori fisici e di salute (segni fisici)
- Indicatori psicologici (segni cognitivi, comportamentali, emozionali)
- Indicatori sociali
- Gli indicatori, se considerati singolarmente si possono prestare a
differenti interpretazioni, la loro lettura va connessa al quadro
complessivo dei segni emersi, quadro che si completa in una cornice
multiprofessionale. Ciò rimanda alla necessità di avere uno spazio per
pensare, confrontare, dare senso e connettere gli interventi.
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- Consiste nella raccolta di elementi informativi come prima valutazione
(fisica,psicologica e sociale) del bambino della compresenza di fattori
di rischio e di fattori protettivi, finalizzata a comprendere se
sussiste un ragionevole dubbio sull’eventualecondizione di rischio e se
questo può tramutarsi (o si è già tramutata) in danno vero e proprio,
tale da richiedere un intervento.
- Il pericolo è di assumere un atteggiamento che vuole stabilire “la
veridicità dei fatti”, o segnalare immediatamente per timore di
inquinare le prove con approfondimenti. Infatti le forme di abuso, come
già sottolineato, sono spesso forme miste e ciò rende problematica la
ricostruzione di elementi significativi di osservazione; a questo si
aggiunga il surplus emotivo. Per la rilevazione del disagio è quindi
importante:
- Sapere: avere specifiche competenze ed informazioni per riconoscere
segni fisici, psichici e sociali del bambino e della famiglia;
- Saper fare: Saper dialogare ed ascoltare il bambino, e stimolare
processi di rete.
- Saper Essere: Gestire le proprie ed altrui emozioni attivate
dall’impatto con la sofferenza del bambino, che spesso generano forme
difensive più o meno consapevoli.
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- La vita di un bambino attraversa fasi differenti, ciascuna delle quali
racchiude caratteristiche e bisogni, fisici e psichici specifici.
L’incapacità del genitore di regolare le proprie cure ai bisogni del
figlio si rifletterà negativamente sulla qualità della vita del bambino,
sulle modalità con cui entra in rapporto con la realtà e con il mondo
esterno e avrà serie ripercussioni sul suo stato fisico, mentale e sul
suo comportamento.
- La patologia della somministrazione delle cure riguarda quelle
condizioni in cui i genitori, o le persone legalmente responsabili del
bambino, non provvedono adeguatamente ai suoi bisogni, fisici e
psichici, in rapporto al momento evolutivo e all’età.
- Spesso per molti genitori questa incapacità è la conseguenza di un disagio
sociale e psicologico o anche di una psicopatologia che impedisce loro
di accogliere, comprendere e rispondere correttamente alle esigenze del
figlio.
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- La patologia della somministrazione delle cure comprende tre categorie
cliniche:
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- Ambiente Fisico: Protezione inadeguata, Sistemazione non adeguata,
Condizioni non igeniche, pericoli strutturali, Problemi di gestione
della casa
- Pericoli ambientali: Pericolo di incendio, accessibilità e uso di
droghe, temperatura eccessiva di acqua calda.
- Standard inadeguati di attenzioni: Nutrimento, Vestiario, Igiene
personale, Cura della salute, Sorveglianza, Abbandono.
- Trascuratezza dei bisogni collegati allo sviluppo: Istruzione, Sviluppo
emotivo
- Disturbo dell’attaccamento: Abbandono mortale o quasi mortale, Abbandono
con esigenze fisiche soddisfatte da altri, Allontanamento da casa,
Rifiuto della custodia parentale, Mancanza di sorveglianza, Abbandono
emotivo.
- Impedimento alla crescita o nanismo psico-sociale
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- Tipi di Abbandoni:
- Abbandono mortale o quasi mortale
- Abbandono con esigenze fisiche soddisfatte da altri
- Allontanamento da casa
- Rifiuto della custodia parentale
- Mancanza di sorveglianza
- Abbandono emotivo
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- Nell’ipercura il bambino riceve cure eccessive e sproporzionate ai suoi
bisogni e all’età evolutiva. Nell’ipercura vengono racchiuse le seguenti
categorie di differenti sindromi:
- La Sindrome di Münchausen è una sindrome a sfondo delirante. I soggetti
che ne sono colpiti vivono nella convinzione di essere affetti da
numerose malattie. nella Sindrome di Münchausen per procura la madre
tende a proiettare sul figlio le proprie convinzioni deliranti.
Rappresenta un grave rischio poiché il bambino rischia di essere
sottoposto a cure e operazioni del tutto inutili. Al danno fisico si
aggiunge quello psicologico, in quanto il bambino tende ad adeguarsi
alle descrizioni della madre, diventando incapace di distinguere tra
realtà e fantasie deliranti.
- Il chemical abuse è una sottoforma di Sindrome di Münchausen per procura
e comprende la somministrazione al bambino di sostanze chimiche,
farmacologiche o di altra natura, nella convinzione che ne abbia
bisogno.
- Il chemical shopping è una forma simile alla Sindrome di Münchausen per
procura, molto meno grave, che si situa nell’area delle nevrosi ansiose
e fobiche. I genitori che ne sono affetti temono per lo stato di salute
dei figli e li portano ripetutamente dal pediatra per essere
rassicurati.
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- Mentre nelle violenze fisiche o sessuali sono i genitori a perpetuare
l’abuso, nella Sindrome di Münchausen per procura i genitori portano
l’operatore sanitario ad attuarlo. L’equipe che opera nell’ambito della
valutazione diagnostica è composta da: Neuropsichiatra infantile;
Psicologo; Ginecologo; Medico legale; Specialista; Assistente sociale.
- Presupposto di base è che se in una famiglia c’è un minore maltrattato
questo evento è fonte di disagio non solo per l’autore dell’abuso, ma
per tutti i membri del sistema coinvolti a vari livelli di complessità.
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- Ricezione di cure inutili e forse dannose
- Possibilità di sviluppare effettiva malattia
- Possibilità di morte
- Possibilità di sviluppare invalidità permanente
- Possono sviluppare la MSBP
- Arresto respiratorio
- Presenza di altri disturbi organici trascurati
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- L’Abuso emotivo è il maggior fattore distruttivo all’interno del più
vasto capitolo dell’abuso infantile e perciò presente in tutti tipi di
Patologie delle cure, del Maltrattamento e dell’Abuso Sessuale. I
maltrattamenti psicologici sui minori consistono in atti di omissione e
perpetrazione verso il bambino, e coinvolge sia la presenza di
comportamenti ostili sia l’assenza di adeguate cure parentali: è un
attacco concertato allo sviluppo del Sé del bambino e delle sue capacità
sociali.
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- Ignorare il bambino
- Rifiutare il valore e i bisogni del bambino
- Isolare
- Terrorizzare
- Danneggiare il bambino rinforzandolo in comportamenti antisociali
- Aggredire verbalmente il bambino
- Opprimere
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- Indicatori socio-emotivi: Diminuzione della capacità di godere della
vita, Rifiutare di difendere se stessi, Comportamento pseudo-maturo,
Comportamenti sessuali precoci, Mentire (soprattutto quando non ce n’è
bisogno), Truffe e furti, Rifiuto di proprie responsabilità e biasimare
altri.
- Indicatori psicologici: Accessi d’ira, Comportamenti bizzarri, Scarsa
autostima, Ritiro, Oppositività, Compulsione, Aggressivo e dispotico,
Inibizione, Comportamenti estremizzati, Ricerca di amore e affetto fuori
casa, Apatia.
- Indicatori Cognitivi: Difficoltà di apprendimento scolastico, Rapida
caduta dell’attenzione, Ipervigilanza, Iper-reattività, Ritardo del
linguaggio, Ritardo dello sviluppo motorio, Mancanza di esplorazione e
curiosità.
- Indicatori Fisici: Impedimento alla crescita, problemi circolatori,
Propensione agli incidenti, Goffaggine, Piccole abrasioni sugli arti,
Capelli ruvidi, fragili e cuoi capelluto secco, Auto-distruttività
fisica e sociale, Disturbi alimentari, Problemi gastro-intestinali, Aspetto
dimesso, Letargia, Catatonia, Disturbi del sonno.
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- L’Abuso Psicologico interrompe il processo di attacamento e di sviluppo
affettivo e l’evoluzione di capacità empatiche per cui ne consegue:
- Il bambino non saprà trasmettere e ricevere informazioni emotive; ad
esempio nell’alessitimia
- Disturbi Psichiatrici: Depressione, Disturbo di personalità multipla,
ecc.
- Comportamenti autodistruttivi
- Condotta antisociale
- Ritardo del Linguaggio
- Ritardo cognitivo
- Ritardo dello sviluppo della motricità grossolana e fine
- Problemi relazionali
- Bassa autostima
- Disturbi del sonno
- Disturbi dell’alimentazione
- Sindrome da deprivazione materna
- Impedimento alla crescita
- Sindrome di Munchausen per procura
- Impotenza acquisita
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- Il Consiglio dei programmi scientifici di Chicago considera come abuso
fisico “tutte le lesioni non dovute a incidente, ma volontariamente
inflitte”.
- Le lesioni vanno dalle lievi ecchimosi ed escoriazioni al grave trauma
neurologico e alla morte.
- Sulla base della gravità delle lesioni, il maltrattamento fisico è
suddiviso in:
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- E’ importante discriminare le situazioni che potrebbero essere dovute a
patologie genetiche e/o malattie di cui i bambini sono portatori, per
non arrivare a false o pesanti conclusioni per il sistema familiare.
- Un primo passo, molto complesso non solo nella sua essenza ma anche
nelle conseguenze (giuridiche e psicologiche) che si deve compiere è
(saper) discriminare tra tre possibilità: evento accidentale; malattia
organica; maltrattamento.
- Per arrivare a questo è necessario acquisire tutti i dati, costituiti da
un’anamnesi dettagliata e da un esame obiettivo, in grado di permettere
al clinico di valutare tutte le variabili di fondamentale importanza
nell’inquadramento del problema.
- Al fine di acquisire i dati necessari per l’individuazione precoce del
rischio di maltrattamento, va innanzitutto tenuto conto:
- del modo in cui i genitori riferiscono l’accaduto;
- del tempo intercorso tra l’evento lesivo e la visita;
- del ruolo degli stessi genitori durante la visita come manipolatori del
fatto e come controllori dell’ansia del minore;
- dell’atteggiamento del bambino.
- Il coesistere o il combinarsi di questi fattori può far nascere con una
certa sicurezza l’ipotesi diagnostica di abuso.
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- Molto spesso un danno può avere tutte le caratteristiche
- delle lesioni accidentali ed essere invece stato inflitto di proposito.
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- L’abuso sessuale del bambino è il coinvolgimento di soggetti “immaturi”
e dipendenti in attività sessuali, con assenza di completa
consapevolezza e possibilità di scelta, in violazione dei tabù familiari
o delle differenze generazionali, agito da familiari, conoscenti,
estranei.
- Si distingue
- Intrafamiliare intradomestico se perpetrato da parenti/conviventi che
vivono sotto lo stesso tetto
- Intrafamiliare extradomestico se perpetrato da parenti che non vivono
sotto lo stesso tetto
- Extrafamiliare: in caso si tratti di una figura estranea. L’abuso
extrafamiliare si radica spesso in una condizione di trascuratezza
affettiva che induce il bambino ad accettare le attenzioni erotizzate di
una figura estranea.
- Mascherato: se avviene attraverso pratiche genitali inconsuete
- Abuso assistito, ovvero quando il bambino è costretto a vedere adulti
nel corso di rapporti sessuali, attacchi fisici e/o verbali percependone
gli effetti.
- Pseudoabuso: abusi dichiarati ma in realtà non consumati (accuse
consapevoli)
- Sfruttamento sessuali per prestazioni o ai fini della produzione di
materiale pornografico.
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- Questi indicatori suggeriscono la presenza di una situazione stressante,
la repentinità dell’attacco, la gravità e la cronicità sono fattori che
vanno considerati con attenzione.
- Disturbi del sonno
- Cambiamenti nell’alimentazione
- Comportamenti regressivi
- Iperattività, Ipervigilanza, comportamenti insicuri
- Timori eccessivi e non appropriati
- Comportamenti e/o modi di giocare ostili, aggrssivi, o senza controllo
- Vari e ripetuti disturbi somatici senza eziologia fisica conosciuta
- Variazioni nel rendimento scolastico
- Comportamenti che fanno pensare alla presenza di alti livelli di ansia o
depressione
- Comportamenti delinquenziali e/o fuga.
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- Frequentemente il quadro lesivo generale può essere totalmente privo di
caratteristiche peculiari. Nella maggior parte dei casi la
sintomatologia appare del tutto incongrua, il minore non risulta
collaborante, gli adulti che lo accompagnano falsamente preoccupati e
solleciti, pronti a rassicurare l’operatore con spiegazioni pertinenti e
plausibili.
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- Ordinano compulsivamente e puliscono meticolosamente o creano disordine
in modo distruttivo ed esagerato.
- Molto gentili e accondiscendenti, o decisamente non compiacenti e
combattivi.
- Eccessivamente obbediente, desiderosi di fare qualunque cosa pur di
compiacere gli altri o eccessivamente dominatori e oppositivi.
- Dal punto di vista sociale, molto educati, gentili, troppo generosi, o
egocentrici, vendicativi, auto-centrati, manifestano comportamenti
antisociali.
- Passivi o apertamente ostili e collerici
- Indiscriminatamente amichevoli, abbracciano e dimostrano affetto verso
chiunque, oppure sono freddi, indifferenti, evitano i pari, la famiglia
e gli estranei.
- Oltremodo obbedienti, disponibili all’aiuto, manifestano atteggiamenti
amorevoli, oppure sono decisamente sgradevoli, collerici, “feriscono gli
altri intenzionalmente”.
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- A differenza della violenza fisica, l’abuso sessuale offre spesso
“segni” labili di dubbia interpretazione e talvolta neppure questi.
- La diagnosi medico legale di abuso sessuale presenta notevolissime
difficoltà oggettive, sia per la frequente assenza di segni
patognomonici dell’abuso stesso, sia per la difficile interpretazione
dei reperti alla luce della normale anatomia genitale in età infantile.
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- “…è l’attrazione erotica per bambini o adolescenti del proprio o
dell’altro sesso che non si traduce necessariamente in atti sessuali
come nel caso della pederastia. In ambito psicoanalitico si fa notare,
oltre all’evidente incapacità di reggere un rapporto amoroso adulto,
anche una componente narcisistica che si manifesterebbe nella tendenza
del pedofilo ad amare nel bambino se stesso, nel periodo della propria
infanzia, adottando lo stesso trattamento subito o l’opposto..”
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- I molestatori sessuali sono di norma uomini eterosessuali, ma possono
essere anche bisessuali od omosessuali. Sono persone che hanno una vita
sessuale apparentemente normale (sono sposati o fidanzati), e
dall’aspetto comune. Non esiste un pedofilo “standard”, e gli
specialisti tendono a identificarne diversi ‘tipi’ (aggressivo,
omosessuale, occasionale…) a seconda del profilo psicologico e della
modalità con cui agisce.
- E’ possibile comunque
individuarne alcune caratteristiche frequentemente riscontrate:
- mancanza di amicizie significative
- senso di inadeguatezza e bassa autostima
- incapacità di distinguere tra la sfera dei sentimenti e quella
dell’azione
- incapacità di controllare i propri impulsi
-
Chi attua molestie non riesce autonomamente a smettere di farlo,
ma necessita di un intervento professionale specializzato. E’ necessario
che i bambini abusati raccontino ciò che è accaduto a chi è loro vicino
(genitori, insegnanti, educatori…), in modo che gli adulti possano
denunciare il fatto alle autorità competenti e proteggere lui ed altri
bambini.
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- La maggior parte di molestatori sessuali in età adolescenziale è di
sesso maschile.
- Essi sembrano avere le seguenti caratteristiche comuni:
- 1. Mancanza di amicizie strette
- 2. Incapacità di relazionarsi alle ragazze della propria età
- 3. Utilizzo del sesso come mezzo per scaricare la tensione o
l’aggressività
- 4. Rapporto con il padre scarso o inesistente
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- La macro area relativa al rischio comprende sia i fattori di rischio,
cioè le condizioni in cui possono svilupparsi gli abusi, sia gli
indicatori di rischio, ovvero i segni che possono essere utili nella
fase di interventi di prevenzione primaria, del rilevamento precoce e
nella fase più propriamente diagnostica e si concretizzano nelle
caratteristiche sociali, familiari e individuali della situazione.
- La conoscenza e la condivisione (tra operatori) degli strumenti per il
rilevamento e la diagnosi precoce delle varie forme di abusi
all’infanzia, sarebbe utile. Alcuni strumenti utilizzati per la
valutazione del maltrattamento psicologico e dell’interazione
adulto-bambino sono:
- Bayley Scales of Infant
Development (Bayley, 1969)
- Tennessee Self-Concept Scale (Fitts, 1965)
- Child Behavior Checklist (Achenbach,1978 e 1979)
- Child Assessment Schedule (Hodges, 1982)
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- Focalizzare l’attenzione sul bambino come vittima, o sull’abusante come
carnefice non fa comprendere la complessa dinamica che porta all’atto
violento.
- È necessario, di fronte all’abuso su un minore, ragionare non più in
termini lineari di causa-effetto, ma secondo un’ottica che si basa sul
concetto di “circolarità della comunicazione umana”. L’episodio violento
va situato all’interno di un contesto familiare, di un gruppo, che ha
una storia, dove ogni membro porta le esperienze della propria famiglia
di origine e del proprio ambiente sociale, che si vanno a interrelare
con quelle degli altri componenti del nucleo.
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- Ai fini di un corretto lavoro di prevenzione e di rilevamento, l’analisi
delle cause nell’individuazione delle famiglie cosiddette “a rischio”,
porta a una prima suddivisione in indicatori sociali e indicatori
relazionali.
- Indicatori sociali:
- Famiglie isolate dal contesto sociale;
- Difficoltà economiche e/o lavorative;
- Emarginazione sociale, immigrazione, cause religiose o razziali;
- Isolamento dalle rispettive famiglie d’origine;
- Condizioni abitative inadeguate per igiene e spazi;
- Famiglie monoparentali (ragazze madri, separazione, divorzi, vedovanze).
- Tutte queste categorie sono definite a rischio, poiché lo stress, la
paura e il senso di inadeguatezza presenti in questi nuclei familiari
creano difficoltà nella strutturazione di un modello educativo.
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- Le condizioni di rischio che predispongono il bambino a essere abusato
vanno valutate accanto alle potenzialità e alle risorse sociali,
familiari e individuali, che possono attivarsi per contrastare i fattori
negativi. Per meglio comprendere come un individuo o una famiglia possa
essere capace di un buon adattamento anche in condizioni avverse, si
possono utilizzare i concetti di risorse, fattori protettivi e processi
protettivi (De Blasio-Acquistapace 2002).
- • Le risorse indicano gli
aspetti concreti e materiali di cui gli individui dispongono.
- • I fattori protettivi sono le
caratteristiche ambientali o individuali con cui i soggetti
interagiscono o da cui provengono le cure.
- • I processi protettivi indicano
i movimenti dinamici attraverso cui i fattori protettivi contrastano e
modificano i fattori di rischio (De Blasio-Acquistapace 2002; Mosten,
Reed 2002).
- Un utilizzo rigido, privo di una prospettiva flessibile e dinamica dei
fattori di rischio, che non prende in considerazione il loro
intrecciarsi con i fattori protettivi, ha sempre un effetto negativo. Va
infatti considerato che, pur in presenza di un fattore negativo attivo,
se entra in gioco un fattore protettivo, la traiettoria precedentemente
a rischio cambia direzione in senso positivo (De Blasio-Acquistapace
2002). È quindi necessario sviluppare un nuovo modello interpretativo in
cui si incrocino sia gli elementi che mettono a rischio il bambino, sia
le risorse da valorizzare per contrastare o ridurre i fattori negativi (ibidem)
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- P. Donati scrive: “L’azione che viene intrapresa quali rischi comporta?
Quali conoscenze hanno, al riguardo, gli attori in gioco? E’ ovvio che
l’osservatore si scoprirà il più delle volte ignorante. Ma il porsi
queste domande è il presupposto necessario per rendere riflessiva e
competente l’osservazione.
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